Il posizionamento non è uno slogan e non è nemmeno “come vorremmo essere percepiti”. È una scelta: cosa rappresenti, per chi, in quale contesto competitivo, e perché una persona dovrebbe preferire te rispetto ad alternative credibili. Quando il posizionamento è chiaro, diventa più facile scrivere una homepage sensata, costruire una pagina servizi coerente, fare contenuti che non sembrano casuali. Quando è vago, invece, tutto si appiattisce: si finisce per dire le stesse cose degli altri, con parole diverse.
Qui trovi un esercizio semplice, da fare in 30 minuti, che produce un output utilizzabile. Se poi vuoi trasformare il risultato in un sistema di pagine e contenuti, la nostra agency lavora proprio su quel passaggio: dalla definizione alla messa a terra.
Prima di iniziare: due premesse che evitano errori
1) Il posizionamento non deve piacere a tutti. Deve essere riconoscibile e difendibile.
2) Non basta “essere bravi”: serve una differenza che il mercato percepisce e capisce velocemente.
Un buon posizionamento è, di fatto, un lavoro di chiarezza e gerarchia: scegli quali informazioni contano e quali no. È un concetto molto vicino all’information architecture: meno rumore, più direzione.
Step 1 (5 minuti): definisci la categoria e l’alternativa reale
Scrivi due righe:
- In quale categoria vuoi essere trovato? (es. “studio fotografico”, “agenzia”, “consulenza”, “brand design”)
- Qual è l’alternativa più comune? (es. “faccio da solo”, “freelance”, “agenzia grande”, “soluzione economica”)
Questo step sembra banale, ma evita un errore tipico: competere con “nessuno”. In realtà competi sempre contro qualcosa, spesso contro l’inerzia o contro il fai-da-te.
Se il tuo posizionamento include la qualità dell’esecuzione come prova, considera anche cosa rende credibile quella promessa. Per alcuni brand, ad esempio, gli asset originali sono un proof concreto: foto e video reali, coerenti, ripetibili. In quel caso, una produzione ben organizzata – anche attraverso una sala posa – non è “un extra”, ma una parte del posizionamento.
Step 2 (8 minuti): definisci il target e le frizioni (non la biografia)
Qui non serve inventare una persona. Ti basta rispondere a tre domande:
- Chi è il cliente che vuoi davvero (settore, dimensione, livello di maturità)?
- Qual è il suo obiettivo immediato (vendere, acquisire lead, riposizionarsi, sistemare il sito)?
- Quali sono 3 frizioni tipiche (dubbi, obiezioni, blocchi)?
Se ti aiuta, puoi partire da un’analisi di percezione e contesto. Questo articolo può tornarti utile: brand insight.
Step 3 (7 minuti): la differenza reale, in una frase
Ora scrivi una frase che risponda a: “Perché noi?”. Non deve essere poetica, deve essere vera e dimostrabile.
Formato consigliato:
Aiutiamo [target] a ottenere [risultato] grazie a [metodo/differenza], con [prova].
Esempio (solo come struttura):
“Aiutiamo brand e-commerce a produrre contenuti coerenti e misurabili grazie a un workflow standardizzato tra produzione e distribuzione, supportato da asset originali e da un sistema di tracking.”
Se ti sembra “troppo”, va bene: lo stai rendendo specifico. È proprio quello che serve.
Leggi anche value proposition: checklist finale.
Il posizionamento e la value proposition lavorano insieme: uno definisce il campo, l’altra rende chiaro il motivo per scegliere te.
Step 4 (6 minuti): prove e vincoli (senza prove, è solo opinione)
Prendi la frase del posizionamento e aggiungi:
- 3 prove: casi, risultati, processi, standard, esempi, testimonianze.
- 2 vincoli: “non siamo adatti se…”, “non facciamo…”.
I vincoli servono più di quanto sembra: riducono richieste non compatibili e aumentano la percezione di controllo. Anche qui, il tono deve restare sobrio: non stai “escludendo”, stai chiarendo.
Se stai costruendo una direzione di brand, ha senso collegare questa fase agli obiettivi e puoi leggere l’approfondimento obiettivi di branding.
Step 5 (4 minuti): 3 messaggi chiave, applicabili subito
Chiudi con 3 messaggi che puoi usare immediatamente su sito e social:
- Messaggio 1: cosa fai (chiaro, semplice)
- Messaggio 2: come lo fai (metodo o processo)
- Messaggio 3: perché fidarsi (proof)
E puoi appronfondire anche i messaggi chiave: come scriverli.
Output finale (da copiare in una nota)
Se vuoi un risultato “pronto”, copia questo schema e compila:
- Categoria: ______
- Alternativa reale: ______
- Target: ______
- Obiettivo: ______
- 3 frizioni: ______ / ______ / ______
- Posizionamento (1 frase): ______
- 3 prove: ______ / ______ / ______
- 2 vincoli: ______ / ______
- 3 messaggi chiave: ______ / ______ / ______
Se vuoi inserire questo esercizio dentro una strategia più ampia, l’articolo “Brand strategy snella” può esserti utile.
In 30 minuti non “risolvi” il brand, ma puoi definire un posizionamento abbastanza chiaro da guidare le prossime scelte, e soprattutto da evitare messaggi generici. Se poi vuoi trasformare questo output in pagine, contenuti e asset coerenti – e farlo in modo misurabile – la agency può aiutarti a tradurre strategia e posizionamento in un sistema operativo, senza dispersione.
Domande frequenti
Il posizionamento è uguale alla value proposition?
No. Il posizionamento definisce il “posto” che vuoi occupare nella mente del cliente rispetto alle alternative. La value proposition è la promessa concreta che spiega perché scegliere te, cosa ottiene e con quali prove.
Quanto deve essere specifico il posizionamento?
Più è specifico, più è utile. Se è troppo generico, non guida decisioni e non differenzia. Il posizionamento giusto è quello che puoi dimostrare con esempi e che riduce ambiguità nel marketing.
Posso cambiare posizionamento nel tempo?
Sì, e spesso è necessario. Ma va fatto con criterio: prima si verifica cosa già funziona, poi si decide cosa rafforzare o correggere. Un audit iniziale aiuta a evitare cambi impulsivi.
Come lo applico subito al sito?
Parti da headline e pagina servizi: una frase chiara (cosa fai e per chi), 3 prove, 3 messaggi chiave e una CTA coerente. Poi costruisci contenuti e asset allineati.

