[Designer]monographs – Paula Scher

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Tra i graphic designer più influenti

Alcuni esperti hanno descritto Paula Scher come “mastro prestigiatore dell’istinto familiare”.

Nata nel 1948 a Washington D.C., la Scher ha studiato alla Tyler School of Art di Elkins Park in Pennsylvania e il Bachelor of Fine Arts prima di trasferirsi a New York dove ha iniziato la sua carriera in qualità di artista di layout di libri per bambini.

Il decennio compreso tra i primi anni Settanta e gli Ottanta, hanno visto la maturazione di Paula Scher come art director e l’interesse per il suo lavoro che miscelava elementi tradizionali delle belle arti classiche con quelli innovativi della cultura pop, creando un risultato esplosivo che faceva leva sull’accessibilità dello stesso che, tuttavia appariva intelligente, dissacrante ed iconico.

Durante questo periodo ha operato nel settore pubblicità e P.R. per diverse compagnie discografiche come la CBS Records dove si è occupata di pubblicità e P.R. durante i primi due anni di attività per poi passare alla concorrente Atlantic Records dove assunse la carica di art director per circa un anno prima di tornare alla CBS in qualità di art director e occupandosi della realizzazione di cover e guadagnando ben quattro nomination ai Grammy per i suoi lavori.

Non solo cover

La Scher ha intrapreso la sua attività in modo autonomo agli inizi degli anni Ottanta.

Per la valente grafica si tratta di una svolta molto proficua dal momento che è proprio in quel periodo riesce a creare una nuova identità tipografica che si basa sul costruttivismo russo miscelato con elementi di Art Deco.

Nel 1984 fonda, insieme al suo socio Koppel, la Koppel & Scher con la quale si occuperà di personalizzazioni, packaging, grafica editoriale e comunicazione visiva della quale non si può non segnalare il famoso poster ideato per gli orologi Swatch.

Nel ’91 lo studio vede l’abbandono da parte di Koppel che accetta l’incarico di art director per la prestigiosa rivista Esquire, e inizia un periodo di recessione al quale Paula Scher risponde con il diventare socia di Pentagram dove divenne la prima donna a ricoprire il prestigioso ruolo di preside.

Durante gli anni Novanta, la Scher si occupa di clienti prestigiosi come Tiffany & Co., Citibank e per The Public Theatre per i quali mette a servizio tutta la sua creatività e l’esperienza acquisita in precedenza.

Il background maturato da questa designer è stato in grado di permettere la creazione di branding e sistemi di identità per aziende operanti a livello mondiale come Microsoft, Coca-Cola, MoMA, Bloomberg, Bausch + Lomb ma anche per la New York Philarmonic, il Metropolitan Opera, il N.Y. Botanical Garden e molti altri.

L’imitato concetto del The Public Theatre

Il lavoro che Paula Scher ha realizzato per il The Public Theatre, e premiato con il prestigioso Beacon Award nel 1996, è un vero e proprio esempio di strategia di corporate design integrata che è stata successivamente presa a riferimento per lavori di questo tipo.

La Scher ebbe l’intuizione di offrire una nuova veste grafica che fosse soprattutto un modo di fornire di nuova identità al The Public Theatre, cercando di attirare l’attenzione di un potenziale pubblico alquanto variegato, attraverso un nuovo linguaggio grafico composto da elementi sovrapponibili a mo di graffiti.

Non si contano le campagne pubblicitarie prodotte dalla Scher e dai suoi collaboratori di Pentagramma per promuovere i vari spettacoli in cartellone anche per il New York Shakespeare Festival in Central Park.

La poliedricità di questa artista è talmente vasta che si possono ricordare solo alcune delle sue mansioni che ha ricoperto nel tempo, come quella di essere stata un membro del consiglio di amministrazione del The Public Theatre, di aver collaborato con GQ, N.Y.Times e altre riviste, di aver partecipato alla Commissione di design pubblico della città di New York (incarico questo che dal 2006 si è protratto fino al 2015), nonché educatrice di design presso la School of Visual Art di N.Y.City.

Sono stati oltre 300 i premi che Paula Scher ha ricevuto durante tutta la sua carriera e molte le opere esposte in musei prestigiosi del calibro del MoMA di New York, del Centre Georges Pompidou di Parigi, del Museum für Gestaltung di Zurigo e via dicendo.

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