Informazione e comunicazione. Tra parole e immagini

Definire in poche parole, o in pochi articoli, cosa voglia dire “comunicare” non è certo una sfida da poco, e probabilmente non si riuscirebbe a sviscerare le innumerevoli variabili che conducono il modo in cui parliamo, in cui ci esprimiamo.

Comunicare, appunto, è quel percorso attraverso cui si dà voce, sonora o non, a qualcosa che si sente dentro, nella propria testa o nel proprio cuore. Quando lo facciamo, utilizziamo principalmente il linguaggio, le parole, ma da millenni comunichiamo anche con gesti, sguardi, sorrisi, semplici e a volte impercettibili movimenti del corpo. Comunicando creiamo un contatto, intessiamo legami con i nostri interlocutori che tentano di cogliere il significato che, con quelle parole, vogliamo veicolare.

Nel corso della storia il linguaggio e la comunicazione sono stati oggetto di speculazione, partendo dalla filosofia fino a diramarsi in svariati campi di studio, soprattutto nell’ultimo secolo, quando, a seguito delle nuove tecnologie e dei nuovi strumenti di comunicazione, il tema si è ampliato e rivitalizzato. Alla base di ogni teorizzazione, di ogni concezione che è stata data alla comunicazione, al linguaggio e al rapporto tra parlante e ascoltatore vi è un certo tipo di approccio, di visione di ciò che comunicare vuol dire, e di cosa in questo processo dialettico è possibile fare. Potremmo dire che ad ogni definizione offerta nel corso del tempo è stato sotteso un certo bagaglio storico, conoscitivo, un insieme di concezioni del mondo e dell’uomo che hanno contribuito a generare quella stessa teoria. Potremmo chiamarlo “immaginario”, fatto dall’insieme dei miti e dei prodotti culturali di una società che creano uno spettro di possibilità, un orizzonte prospettico che offre delle basi da cui partire: l’immaginario è la lente che ci viene data, o di cui ci dotiamo, per leggere la realtà e identificarne i meccanismi basandoci su ciò che, di volta in volta, consideriamo come “dato per scontato”.

Secondo il “principio di falsificabilità” di Popper, la conoscenza e la scienza dell’uomo procedono non per nuove scoperte, bensì per la confutazione di verità prima credute vere, dando vita a nuovi problemi e nuove concezioni. Analogamente, le teorie sulla comunicazione, potremmo dire, si sono costruite nel tempo considerando ogni volta ciò che prima veniva dato per scontato, o totalmente non considerato.

Con questa rubrica l’intento è di ricostruire questo percorso teorico, concentrandosi sulle vicissitudini che lo hanno accompagnato nel corso del Novecento, cercando di cogliere quelli che sono gli spunti e le falle di modelli teorici frutto di tempi passati e differenti da quello che viviamo. “Spunti e falle” che, speriamo, questa stessa rubrica possa essere in grado di offrirvi.