Prima della pubblicazione: l’App Store e il Play Store

Prima di analizzare le pratiche di ottimizzazione, bisogna conoscere le regole del gioco: per questo è necessario fare una panoramica dei principali app store: Apple App Store e Google Play Store. In particolare, è importante focalizzare lo sguardo sui campi disponibili che permettono di descrivere la propria app e, allo stesso tempo, indicizzarla su determinate keywords.

 

 

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Apple App Store

La piattaforma per app di iTunes, disponibile per sistemi iOS, presenta tre campi fondamentali: il titolo, il sottotitolo e il keywords field

 

Titolo

Il titolo è uno spazio che offre 30 caratteri all’utente per dare un nome all’app. Le keywords inserite in questo campo avranno un peso maggiore rispetto a tutti gli altri spazi disponibili. Ciononostante, è bene evitare quello che è definito come keyword spamming o keyword stuffing, ovvero la pratica di riempire il titolo dell’app con troppe parole chiave. E’ probabile che, se si segue questa strategia, il prodotto non supererà il controllo dell’App Store. Piuttosto, bisognerebbe ricercare il compromesso tra un titolo troppo lungo, che risulta pesante, e uno troppo corto, che porta pochi risultati in quanto a indicizzazione. 

 

Sottotitolo

Come per il titolo, questo spazio offre un limite di 30 caratteri. Le keywords inserite in questo campo avranno un’importanza minore rispetto a quelle inserite nel titolo. In ogni caso non c’è bisogno di ripetere le stesse keywords già usate nel titolo, poiché sono già state considerate da iTunes.

 

Keyword field

Allo stesso modo, le keywords inserite in questo spazio hanno un minore peso rispetto al sottotitolo. In generale, il Keyword field mette a disposizione 100 caratteri che consigliamo di utilizzare il più possibile. L’inserimento delle keywords prevede una serie di regole, tra cui: eliminare tutti gli spazi; usare singole parole e dividerle con una virgola; utilizzare solo il singolare o solo il plurale di una keyword. 

 

Un dettaglio rilevante da menzionare sta nel fatto che, qualora si volesse modificare le keywords impostate per l’app o qualsiasi altra impostazione, l’App Store richiede la release di un’app update. 

 

 

Google Play Store

La modalità che il Play Store offre per presentare la propria app sono invece diverse. Prima di tutto, cambiano i campi disponibili nell’inserimento del prodotto: abbiamo un titolo e due tipi di descrizione.

 

Titolo

Se, in maniera analoga all’App Store, le keywords inserite in questo spazio hanno una maggiore importanza rispetto agli altri campi disponibili, i caratteri messi a disposizione per il titolo qui sono 50 (invece di 30). 

 

Short Description

La Short Description consiste nel frammento di descrizione visibile nella pagina dell’app sul Play Store. Questa può avere un massimo di 80 caratteri e le keywords contenute qui dentro hanno una rilevanza maggiore rispetto a quelle della Long Description. In ogni caso, le prime righe di descrizione sono quelle più significative nel determinare le keywords di riferimento. Per questo, è bene fare in modo che nella prima parte della descrizione siano presenti le principali caratteristiche dell’app. 

 

Long Description

Questa sezione consta di 4000 caratteri disponibili. E’ consigliabile, in questa sezione, ripetere le keywords non più di 4-5 volte, poiché aggiungerne di più non porta giovamento all’indicizzazione e rischia di trasformare la descrizione in un serbatoio di keyword spamming. Il consiglio da tenere a mente nel riempire questo campo è quello di scrivere in un linguaggio semplice, chiaro, diretto (e corretto) l’identità del prodotto. 

 

In conclusione, gli algoritmi dei due app store sono molto evoluti nel determinare il ranking delle ricerche. Per poter mettere a frutto le potenzialità che ci offrono, è essenziale conoscere la gerarchia di rilevanza dei campi presenti sulle due piattaforme. 

Nel prossimo articolo approfondiremo più dettagliatamente l’argomento keywords e ASO.