[Photo]monographs – Edward Weston

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Nato in Illinois nel 1886 da una famiglia borghese, Edward Weston diventa uno dei più famosi fotografi statunitensi del XX secolo, noto per i suoi paesaggi ed i suoi nudi femminili.
Pur lasciando molto presto gli studi, Weston si forma da sé e si dedica alla fotografia dopo che suo padre gli regala, per i suoi 16 anni, una macchina fotografica.
Dopo aver frequentato al College of Photography sempre in Illinois, agli inizi del Novecento parte per la California dove apre un suo studio fotografico.
Nel 1923 decide di trasferirsi a Città del Messico in compagnia dell’italiana Tina Modotti che da qualche tempo era divenuta la sua assistente nonché amante.
A quell’epoca la capitale messicana era un polo culturale di alto livello e fu allora che Weston conobbe artisti del calibro di Diego Rivera, José Orozco, David Siqueiros e Frida Kahlo.
Dopo una decina d’anni, Edward ritorna negli USA e, in California, fonda insieme ad altri professionisti e ad Ansel Adams, il gruppo f/64: un nucleo sperimentale e di ricerca improntato a scoprire la fotografia a 360°.
Alimentato dalla passione per l’immagine si perfeziona nel ritrarre nudi, paesaggi e scene di vita e ciò lo porta, nel 1936, ad essere il primo fotografo a vincere una sovvenzione per la ricerca da parte della Guggenheim Foundation che riconosce i suoi meriti artistici che vengono confermati circa dieci anni più tardi anche dal prestigioso MoMa di NYC che lo omaggia con una retrospettiva che ne ufficializza la grandezza.

L’inconfondibile stile

È incredibile l’evoluzione di Weston che, inizialmente, poteva definirsi un bravo fotografo ma nulla di più con il suo stile pittorialista, tanto di moda negli anni ’20 che vedevano i fotografi modificare le immagini in camera oscura aiutandosi con manipolazioni pittoriche.

Le esperienze maturate in Messico e le sperimentazioni tentate in quegli anni, modificano lo stile di Weston che non si lascia prendere dall’ansia del risultato ma inquadra semplici oggetti alla ricerca dell’armonia delle loro forme e mettendole in risalta.
Eppure si tratta di pietre, conchiglie, peperoni, nudi femminili: in tutti questi soggetti Edward riesce a trovare linee aggraziate e continue che nella loro totale semplicità, offrono tutta la loro bellezza e occupano uno spazio su di una superficie come richiede la struttura della fotografia industriale.
Lo stile che caratterizza la foto è quello di un totale isolamento del soggetto che preso al di fuori di una statica realtà, modifica le proporzioni dello stesso addirittura conferendogli una nuova visione vitale e regalando una incredibile sensualità oggettiva.
È una eredità che Weston ha riportato dal suo soggiorno in terra messicana dove ha avuto modo di fare degli scatti divenuti celebri come i nudi di Tina Modotti, sensualmente distesa a prendere il sole, a Lupe Marin e alla poetessa Nahui Olin ma anche quelle considerate immagini minimaliste e che hanno per soggetto una palma, una distesa di dune o, dissacrante, un gabinetto.

Il suo pensiero
Prima di smettere la sua attività nel 1948 a causa della comparsa del morbo di Parkinson, Weston sosteneva che la fotografia doveva essere capace di rendere viva una immagine tanto da provocare, a chi la vedeva, una sensazione di netta sostanza.

In fondo Weston è un perfezionista tanto da affermare che se un negativo non fosse stato perfetto a livello tecnico, qualsiasi valore del soggetto immortalato nella foto, sarebbe stato annullato. Questa è la ragione focale della nascita del Gruppo f/64, attraverso il quale e con la condivisione di altri famosi colleghi, cercò di portare avanti il concetto che la poesia di una immagine la si ottiene anche dalla nitidezza con la quale il soggetto riesce ad emergere esteticamente.

Point Lobos è l’ultimo soggetto che Edward Weston immortala sulla pellicola: è il 1948 e la malattia lo inibisce dal continuare a lavorare. Negli anni successivi, supervisiona il lavoro portato avanti dai suoi figli che revisionano e selezionano le sue fotografie per editare dei libri che testimonieranno la sua arte.

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