[Photo]monographs – Elliott Erwitt

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Quando si parla di Elliott Erwitt, si parla di un professionista capace di fare fotografie con un totale senso di ironia alquanto arduo da raggiungere.
Nato a Parigi nel 1928 da una famiglia ebrea, trascorse i primi anni in Italia da dove emigrò verso gli USA a seguito delle leggi razziali imposte dal fascismo.
Dopo aver studiato fotografia al Los Angeles City College, passò a studiare cinema trasferendosi a New York e frequentando la New School for Social Research e questo bagaglio gli permise di divenire assistente fotografo agli inizi degli anni Cinquanta quando prestò servizio militare per l’esercito statunitense in Europa.
Nella Grande Mela, le sue frequentazioni con famosi fotografi come Robert Capa, Edward Steichen e Roy Stryker indubbiamente influenzarono il suo stile ma furono anche foriere di nuove opportunità.
Proprio grazie a Stryker, a quel tempo direttore della sezione di fotografia della Farm Security Administration, Erwitt venne assunto per occuparsi di un progetto per la Standard Oil che prevedeva la realizzazione un reportage e un libro fotografico su Pittsburgh .
Occasione questa che gli fornì un background con il quale fu in seguito considerato specializzato in fotografia documentaria e pubblicitaria.

Dopo l’esperienza per la Standard Oil, Erwitt continuò in qualità di freelance e note furono le sue collaborazioni con riviste come Life, Look, Collier’s e Holiday e con grandi aziende come le compagnie aeree KLM e Air France.
Grazie al suo lavoro che era improntato sullo stile di Heri Cartier-Bresson, fece il suo ingresso nell’agenzia Magnum, Photos della quale divenne presidente per tre anni verso la fine degli anni Sessanta.
Un leitmotiv che accompagnerà alcuni lavori di Erwitt sono i cani. Questi amici dell’uomo, infatti, sono stati il soggetto di ben quattro famosi libri: ‘Son of Bitch’ del ’74, ‘Dog Dogs’ del ’98, ‘Woof’ del 2005 e l’ultimo del 2008 ‘Elliot Erwitt’s Dogs’.

Non solo foto

Elliott Erwitt si è diviso anche con il cinema attraverso documentari, lungometraggi e anche spot pubblicitari.
Famosi sono i suoi lavori come ‘Arthur Penn: the Director’ del ’70, ‘Beauty Knows No Pain’ dell’anno successivo, ‘Red, White and Bluegrass’ del ’73 e, con ‘Herat’ del ’77 fu vincitore del premio Glassmakers.
Tra le sue collaborazioni si possono citare quella di operatore camera per ‘Gimme Shelter’ del 70; fotografo di scena per ‘Bob Dylan: No Direction Home’ del 2005 e come fotografo per ‘Get Out Yer Ya Ya’ del 2009.

Durante il DocNYC Festival tenutosi nel 2001 a New York, è stato a lui dedicato un evento ‘An Evening with Elliott Erwitt’ dove sono stati proiettati una serie di suoi film tra i quali, ‘ Elliott Erwitt; I Bark at Dogs’ per la regia di Douglas Sloan dove lo stesso fotografo interpreta se stesso.

Lo stile

Riconosciuto per l’ironia che ricerca in una immagine, la sua filosofia è stata quella di prendere sul serio l’umorismo nelle fotografie: elemento questo che si ritrova nella capacità di Erwitt di cogliere delle situazioni paradossali all’interno del quotidiano che sono in grado di abbattere miti e modus comportamentali, semplicemente ironizzandoci sopra.
Per questo ha ritenuto i cani i soggetti ideali per demolire, con la loro irriverenza del tutto naturale, la compostezza dei loro padroni.
Ciò non elimina il fatto che il carpe diem dissacratorio di Erwitt, non sia un professionista capace di cogliere anche altri tipi di ‘attimo’ e, a tal proposito, è sufficiente ricordare i suoi scatti a Jaquiline Kennedy durante le esequie di suo marito John, oppure quelle di Nixon che punta il dito a Nikita Kruscev e altri ancora.

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