[Photo]monographs – Nick Brandt

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Uno dei fotografi inglesi più interessanti per il suo interesse verso la natura e gli animali selvatici è Nick Brandt.
Londinese e con una spiccata predisposizione per l’arte, Brandt ha frequentato la Saint Martin’s School of Art dove ha studiato pittura e cinema.
Questo bagaglio culturale lo ha portato negli USA agli inizi degli anni Novanta dove ha avuto modo di dirigere diversi videoclip per artisti famosi ed è proprio con il re del pop, Michael Jackson, durante un viaggio in Tanzania per realizzare il video Earth Song, che Nick Brandt ha una vera e propria folgorazione per l’Africa soprattutto indirizzata verso la fauna in pericolo che sta scomparendo a causa dell’uomo.
Questo amore nato per caso, porta Brandt a girare filmati sugli animali ma presto si accorge che il mezzo non gli consente di captare i suoi sentimenti in modo univoco e da qui, la scelta di lasciare la cinepresa e sostituirla con la macchina fotografica.

 

Progetti specifici in Africa Orientale

Agli inizi degli anni duemila, Nick Brandt inizia un percorso che lo porta a realizzare ‘On This Earth’, il primo di un trittico di opere totalmente dedicato ad immortalare gli animali all’interno del loro contesto con uno stile che, più che documentaristico, appare come una testimonianza di una fauna estinta da tempo. Per ritrarre animali come se questi fossero fantasmi di un remoto passato, Brandt utilizza una Asaki Pentax II, con solo due obiettivi fissi e una pellicola B&N, evitando di utilizzare zoom e teleobiettivi.
Questo lavoro, viene editato solo nel 2005 e raccoglie una selezione di 66 immagini tra le migliaia che Brandt prende tra il 2000 ed il 2004 e vengono introdotte da Jane Goodall, una primatologa, commentate dal critico Vicki Goldberg e presentate dall’autrice del libro Alice Sebold.
Il fotografo nello spiegare quali sia stata la filosofia adottata nell’indirizzare questo suo lavoro, racconta che la sua intenzione è stata quella di lasciare una testimonianza della realtà della vita di animali destinati a sparire per mano dell’uomo che, invece, hanno tutto il diritto di esistere in quanto componenti di una natura sorprendentemente stravolta dai comportamenti di noi esseri umani.

Si parlava di un trittico. Brandt lo completa con ‘A Shadow Falls’ edito nel 2009 dove, in 58 scatti presi dal 2005 al 2008 racconta la sua presa di coscienza ambientalista che si evidenzia nell’amore che il fotografo nutre verso gli animali che paiono essere più sensibili dell’uomo nel rispetto della natura.
Con ‘Across the Ravaged Land’ del 2013, si completa la trilogia pensata da Brandt (cosa questa che si evince anche dai tre titoli che messi in sequenza formano la frase ‘ Su questa terra, un’ombra cade, attraverso la terra devastata’.
Questo terzo lavoro presenta la novità che il fotografo ha inserito anche degli uomini all’interno dei suoi scatti che, nella maggior parte, sono ranger della Big Life Foundation in alcuni momenti del loro lavoro.
La Big Foundation è stata ideata e creata proprio da Nick Brandt per aiutare la preservazione della fauna dell’Africa orientale.

L’ultima opera di questo fotografo così attivo nel mondo degli animalisti è rappresentata da ‘Inherit The Dust’ del 2014, dove sono propose una teoria di panorami del territorio africano.
Il commento del fotografo nella presentazione del libro è quello di un uomo consapevole che la natura, creatasi in miliardi di anni, viene distrutta dall’uomo in un minuscolo lasso di tempo.

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