[Photo]monographs – Richard Avedon

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Richard Avedon è il fotografo di moda per antonomasia. Un gigante della fotografia che ha creato uno stile innovativo e inconfondibile. Ancora oggi i suoi lavori sono fonte d’ispirazione per gli aspiranti giovani fotografi. Famosi i suoi reportage sugli orfani di Danang, durante la guerra in Vietnam e i ritratti in bianco e nero di miti come Buster Keaton, Audrey Hepburn, Marilyn Monroe, Ezra Pound, Dwight D. Eisenhower, Andy Warhol, Sophia Loren e Brigitte Bardot. Celeberrime le sue campagne per Versace e Revlon, vere e proprie opere d’arte. Il fotografo statunitense era affascinato dalla capacità della fotografia di tirar fuori la personalità dai soggetti che immortalava, solo di rado li idealizzava. Preferiva registrarli in pose, atteggiamenti, abiti, acconciature che li rendesse vivi. Con l’aumentare della fama, Avedon spostò la sua lente verso grandi progetti così da esplorare argomenti di interesse politico, culturale o personale.

Richard Avedon, vita e opere

Il fotografo nasce nel 1923 a New York da famiglia ebrea di origine russa e muore il 1° ottobre 2004 a San Antonio. È il padre, appassionato di fotografia, a regalargli per i suoi 9 anni la prima macchina fotografica, una Rolleiflex biottica. Dopo aver intrapreso gli studi di Filosofia alla Columbia University, li abbandona per andare in cerca di emozioni. Scapestrato e indipendente, a 19 anni si arruola come fotografo nella Marina Militare. Il suo compito erano le foto per la carta d’identità e le autopsie, ma inizia a far pratica sui ritratti fotografando i compagni di camerata. Alla fine della II Guerra mondiale, torna a New York e si iscrive al corso di Alexey Brodovitch, art director della rivista glamour Harper’s Bazaar, presso la New School for Social Research. Brodovitch si accorge subito del talento di Avedon e nel 1944 lo assume nella sua rivista di moda. Ben presto Avedon diventa il fotografo di punta e in 12 anni d’attività rivoluziona il concetto delle foto di moda: non più modelle immobili come statue, ma corpi animati fotografati per strada, al circo o nei locali notturni, mentre ridono e si vestono. Dopo Harper’s Bazaar, lavorò per Vogue, Life, Gianni Versace, Christian Dior, Hugo Boss, Jil Sander, Calvin Klein e molti altri. Ogni sua campagna era un evento, ogni sua foto era un pezzo di storia della moda. Nel 1974 decide di esporre al MoMA, il Museo d’Arte Moderna di New York, i ritratti del padre malato di cancro e successivamente collabora con The New Yorker e Rolling Stone. Nel 1985, realizza un capolavoro The American West. Fotografa con estrema cura dei particolari la classe operaia americana, dai macellai ai detenuti, dai minatori ai camerieri. Scatta 762 ritratti di gente comune con una macchina di grande formato su sfondo bianco e stampa tutto in dimensioni enormi. Non è un mero elenco di volti, come disse Avedon: “il momento in cui un’emozione o un fatto diventa fotografia non è più fatto ma un’opinione”. Un progetto maestoso che segna una svolta nella sua opera. A seguire, firma l’edizione 1995 e 1997 del calendario Pirelli. Avedon muore nel 2004 a causa di un’emorragia cerebrale. Osannato in tutto il mondo, le sue opere sono esposte al MoMa e al Metropolitan Museum of Art di New York, ma anche al Centre Georges Pompidou di Parigi. Nel 2009 la Corcoran Gallery of Art, raccolse i “ritratti del potere” fra cui spiccava quello di un giovane Barack Obama.

Lo stile

Avedon ha inventato un genere completamente nuovo. Il suo approccio alla fotografia di moda era unico e originale. Le modelle non sono più “manichini” da rappresentare in studio in maniera artificiosa, ma donne in carne ossa da fissare “on the road” nelle loro svariate espressioni e in luoghi fino ad allora inusuali, spesso posano in movimento. Il suo lavoro affonda le radici nello stile ottocentesco sapientemente mescolato al divismo degli Studios americani degli anni ‘30. In un discorso tenuto nel 1986, al MoMA di New York, il celebre fotografo mise in evidenza l’importanza di organizzare la posizione e i gesti del soggetto perché simbolicamente raffiguravano i suoi sentimenti e la sua psicologia: “Tutti gli artisti del ritratto devono pensare a cosa fare delle mani. Non è affatto vero che il ritratto è una specie di momento catturato all’interno di un flusso di gesti”. L’ampia e complessa opera di Avedon è gestita da una fondazione che organizza i materiali e gestisce il favoloso archivio.

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