Searching for Syria: un esempio di storytelling per il sociale

Com’era la Siria prima della guerra?

Se si dovesse rispondere su due piedi, le difficoltà sarebbero enormi: la mente andrebbe alla ricerca di testimonianze e immagini viste al tg o sui giornali, scaverebbe nella memoria fino alla geografia degli anni della scuola. E probabilmente, alla fine, troverebbe poco o nulla.

I riflettori dei media sono puntati sulla Siria da anni, ma la storia che raccontano si ripete senza variazioni. La maggior parte dei messaggi mediatici concentra l’attenzione sul presente: ospedali bombardati, bambini orfani, famiglie in fuga, edifici distrutti. Eppure, nonostante l’innegabile sovraesposizione mediatica, la comunicazione non aggancia.  L’opinione pubblica non viene sensibilizzata, piuttosto assuefatta dalla quantità di informazioni visive e testuali che la bombardano senza proporre un racconto, una lettura del mondo.

Da qui, le domande:

  • Come si può chiedere a un utente di farsi portavoce di una storia nella quale non riesce ad immergersi?
  • Come gli si può chiedere, in più, di effettuare un’azione (nello specifico una donazione)?

Ma soprattutto:

  • Esiste un modo diverso di raccontare la stessa storia?

L’UNHCR, l’agenzia ONU per i rifugiati, ha trovato le sue risposte in Searching for Syria, il portale realizzato con il supporto di Google in quattro lingue (inglese, francese, spagnolo, tedesco) per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dei rifugiati. Come? Attraverso lo storytelling.

Il racconto è un’arma potentissima, non esiste un altro strumento in grado di coinvolgere in modo così totale ed immediato. Da qui la forza del portale: la capacità di prendere per mano gli utenti e portarli nella storia di uno stato e del suo popolo, lasciando loro, tuttavia, la scelta sul percorso da seguire.

Searching for Syria è diviso in cinque macroaree che si sviluppano in senso tematico e cronologico. “Com’era la Siria prima della guerra?” “Cosa sta succedendo in Siria?” “Cos’è un rifugiato?” “Dove stanno andando i rifugiati siriani?” “Come posso aiutare i rifugiati siriani?”. E così si scopre la Siria prima della guerra: un paese florido che ospitava concerti pop aprendosi al turismo. Poi lo scoppio della guerra: la Siria e la sua storia, prima e dopo. Infine, la diaspora dei rifugiati e l’accoglienza da parte del resto del mondo. Ogni pagina è corredata da fonti a supporto e il “viaggio” dura quanto l’utente sceglie di farlo durare. Solo alla fine si lancia la call to action, tripartita: condividere il messaggio, donare, unirsi alla community.

Perché Searching for Syria funziona così tanto?

Searching for Syria funziona sia dal punto di vista tecnico che contenutistico, per diverse ragioni:

La user experience

  • Il portale è interattivo. L’utente può scegliere in qualsiasi momento se saltare in parte o del tutto una sezione o i suoi approfondimenti.
  • È multilingue. Vivere un’esperienza nella propria lingua aumenta esponenzialmente la comprensione del messaggio e le possibilità di esserne coinvolto.
  • È chiaro. Le pagine sono strutturate in modo essenziale – generalmente, un contenuto visivo e uno testuale – con foto / video / grafiche di impatto e testo sintetico con un font leggibile ed evidente.
  • Non è ripetitivo. I contenuti sono variabili (immagine e testo, infografiche, video, plugin con countdown): creano movimento nel racconto e richiedono di volta in volta all’utente un diverso grado di attenzione.
  • È pratico. L’utente può approfondire i contenuti senza mai perdere il filo: gli approfondimenti compaiono in box (laterali a scomparsa o pop-up full page) che possono essere ridimensionati con un click tornando alla pagina che si stava consultando.

I contenuti

  • Il portale non tocca le corde della compassione ma crea immedesimazione. Al termine del “viaggio” l’utente si chiede: se la Siria un tempo era un paese florido avviato al turismo, in cosa il nostro paese è diverso? Cosa mi rende diverso da un siriano?
  • La storia è ben sviluppata e gioca su un grado di approfondimento crescente: dalle immagini e dagli esempi si passa alle storie personali, ai numeri, alle risposte della politica. E al suo termine, il racconto scatena nell’utente la propria reazione.
  • La CTA arriva in modo non invasivo. La donazione è solo una delle azioni possibili: la prima azione suggerita è la condivisione, diventare portavoce di quelle storie.

In conclusione, Searching for Syria è un intelligente esempio di storytelling applicato al fundraising, testimonianza del fatto che un certo tipo di comunicazione nel sociale può essere fatta con eleganza e discrezione, senza perdere l’efficacia dell’obiettivo.

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