Storia non convenzionale della fotografia Bayard

Il 7 gennaio del 1939 possiamo immaginarcelo come un giorno freddo, moderatamente piovoso. Certamente nei cieli di Parigi si respirava quella perenne foschia grigiastra che prelude a una pioggia che non arriva mai.

Nel salone principale dell’Accademia delle Scienze di Parigi c’era tutta l’élite del mondo scientifico francese, compresi funzionari pubblici e governativi. Tutti in giacca e doppiopetto, con il fazzoletto nell’occhiello e le scarpe delle grandi occasioni. Erano tutti lì a vedere la nuova invenzione di Louis Daguerre; un nome che richiama agli anni più bui della monarchia, l’animo di un convinto repubblicano.

Il Governo francese ricoprì d’oro quel genio di Daguerre per ottenere la possibilità di utilizzare il suo dagherrotipo. Lo pubblicizzò, lo sponsorizzò, promosse ovunque la sua invenzione presentandola come il miglior passo in avanti in questo nuovo campo d’indagine che sarebbe poi diventata la Fotografia.
Pensavano, e ne erano davvero convinti, di aver trovato finalmente la gallina dalle uova d’oro.

Ma si sbagliavano.

A pochi isolati da lì, in una vecchia soffitta come tante, di quelle che da lì a un secolo e mezzo sarebbe diventata l’ambita dimora di tanti radical chic in cerca di fortuna o di storie da raccontare agli amici rimasti in patria, un giovane inventore tentava di far esplodere il cervello con la sola forza della violenza verbale a tanti di quei bei signori che si trovavano seduti ad ammirare l’esposizione di Daguerre.

Storia Fotografia Bayard - Autoritratto 1863
By Hippolyte Bayard (1801–1887) [Public domain], via Wikimedia Commons

Hippolyte Bayard ha 38 anni da compiere fra due settimane. È un funzionario del Ministero delle Finanze, chimico per passione, inventore per necessità.
Da qualche tempo si era dedicato allo studio di queste nuove tecniche per creare immagini fisse, ottenendo anche dei buoni risultati, almeno a parer suo.
Era talmente convinto che solo poche settimane prima era riuscito a parlare direttamente nientepopodimeno che con François Arago, uno dei pezzi grossi dell’amministrazione di Parigi, deputato, uno di quelli che contano davvero (e che da lì a poco sarebbe diventato Primo Ministro).

Monsieur Arago gli aveva amichevolmente suggerito di attendere prima di presentare al mondo la sua invenzione, “non è ancora pronta” e poi “puoi stare tranquillo” che tanto nessuno sta lavorando a una cosa del genere.
Certo. Però sappiamo tutti che fine ha fatto il Signor Tranquillo.

Che poi il problema non è tanto lui che ha detto quelle cose, ma io, Bayard, che gli ho creduto davvero.

Ma torniamo fuori da quella soffitta per un attimo, perché le cose si stanno facendo un po’ confuse e di certo cercare di entrare nei pensieri di un uomo così arrabbiato non aiuta a mettere ordine.
François Arago è, come abbiamo visto, un importante personaggio nella politica parigina. Fa il bello e il cattivo tempo, convince gli inconvincibili e smuove gli irremovibili, finché ogni piccolo tassello del suo grande piano non va al posto giusto.
Oltre a questo, François Arago è molto amico di Louis Daguerre. Con lui condivide la fede repubblicana, l’amore per le scienze ottiche e per le scienze in generale. E soprattutto con lui condivide, in parte, le sorti finanziarie.

Non c’è da stupirsi quindi se proprio Arago abbia cercato in tutti i modi di favorire Daguerre e il suo dagherrotipo.

L’invenzione di Hippolyte Bayard era una grande invenzione e andava fermata a tutti i costi. Fondamentalmente si trattava della stampa positiva diretta (per intenderci, una specie di Polaroid ante-litteram). Prima si bagna un foglio nel cloruro d’argento, poi si bagna con iodato di potassio e si lascia dodici minuti in esposizione. Infine, si inzuppa il tutto nell’iposolfito di sodio e tanti saluti a Daguerre e al suo dagherrotipo.

Dopo quel 7 gennaio 1839 Bayard però reagisce e organizza quella che si può definire la prima mostra fotografica della storia. Il 14 luglio 1839, esattamente cinquant’anni dopo la presa della Bastiglia, Hippolyte Bayard espone trenta delle sue opere. O per meglio dire, delle opere realizzate tramite la sua nuova invenzione. Ci sono per lo più paesaggi, fondamentalmente perché far rimanere fermo un uomo per 12 minuti risulta piuttosto complicato. Ma è un insieme di meraviglia e stupore, immagini che rimangono a distanza di quasi duecento anni e colpiscono per la loro pulizia e nitidezza, oltre che per la loro bellezza nella scelta dei paesaggi da immortalare.

Hippolyte Bayard - Drowned man 1840
Hippolyte Bayard [Public domain], via Wikimedia Commons

Il successo però tarda ad arrivare e anzi lo lascia attendere per anni mentre la Francia elogia Daguerre, il suo figlio prediletto. Bayard si sente tradito e abbandonato, tanto da ritrarsi in posa da annegato: annegato da quello stesso governo che aveva giurato di servire; tradito dalla sua stessa patria, ucciso da una classe dirigente corrotta e cieca.

A salvarlo fu probabilmente proprio William Henry Fox Talbot che con il suo calotipo rese palese a tutti l’obsolescenza del dagherrotipo. Bayard, che aveva inventato un sistema molto simile a quello di Talbot, se non migliore per alcuni aspetti, riprese vita improvvisamente e da lì a pochi anni si riprese tutto ciò che Daguerre gli aveva tolto.

Ma soprattutto iniziò a girare per la Francia, immortalando le bellezze del suo Paese e regalandoci delle immagini che ancora oggi sanno emozionare e sorprendere.

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