Women – le donne di Leibovitz e Sontag

Il libro del mese - Women - Annie Leibovitz e Susan Sontag

Women è un progetto nato a quattro mani, quelle di Annie Leibovitz e Susan Sontag, fotografa e scrittrice unite nella vita professionale e personale. È una riflessione sull’immagine delle donne a chiusura di un’epoca, appena prima dell’inizio del nuovo millennio: la pubblicazione del libro data infatti 1999.

Quando un progetto fotografico del genere arriva a chiudere un arco temporale tanto significativo, viene a definirsi una sorta di paletto segnatempo: grandi autori fissano un’era, la cristallizzano con parole e sguardo mettendone in evidenza gli aspetti più rilevanti, ci aiutano a comprenderla e guardarla con maggior distacco. Il ruolo della fotografia in questo è cruciale: “One of the tasks of photography is to disclose, and shape out our sense of, the variety of the world. It is not to present ideals. There is no agenda except diversity and interestingness”, si legge nell’introduzione al volume. Ed è così, in effetti. Lontane dal modello di bellezza preteso dalla società come ideale massimo della femminilità, le donne di Women sono reali, peculiari, presenti a sé stesse e al mondo con il proprio carattere, portatrici di una scelta precisa e consapevole.

Il progetto mostra attrici, ballerine, rappresentanti governative, atlete, cameriere, pittrici. Mostra minatrici, scienziate, showgirl, comiche, cantanti, contadine, architetti. Un’umanità varia, intima, lontana dagli stereotipi, capace di suscitare nello spettatore delle domande sul vissuto di quei volti e sul rapporto fra l’essere – nella propria sfera intima e personale – e l’apparire – nella realtà sociale e lavorativa, dove il giudizio esterno è più pressante.

Identificarsi in tutte le donne di Women non è possibile, ma neppure strettamente necessario. L’empatia è altra cosa, e sfogliando il libro non può non venire a crearsi il legame speciale tra chi osserva e chi è davanti l’obiettivo: l’immagine non restituisce lo stereotipo, ma l’intimità, il lato meno visibile del carattere: è quello, lontano da ogni cliché, a creare l’empatia.

Forever young, forever good-looking, forever sexy – beauty is still a construction, a transformation, a masquerade. We shouldn’t be surprised – though of course we are – that in real life, when she is not decked out as a cliché of desirability, the flamboyant, bespangled, semi-nude Las Vegas showgirl can be a mature woman of unremarkable feature and sober presence.

Il progetto continua con una mostra in atto proprio in questi giorni a Milano, un’esposizione di ritratti commissionati da UBS in cui scatti originali si affiancano ad altri nuovi, con un obiettivo comune: raccontare i cambiamenti che hanno investito e continuano ad investire negli anni il ruolo delle donne.

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